Natale in Mondovisione

Se quel giorno a Cividale ci avessero detto che si sarebbe superato ancora, ci saremmo fatti una grossa grassa risata e saremmo passati oltre, direzione chiosco con birra, panini e salsicce. Invece Luciano Ligabue da Correggio rimette Lambrusco e Pop Corn esattamente lì dove devono stare e sfodera un album perfetto, per assoluti intenditori.

“Mondovisione” è la versione moderna e più sofisticata di “Miss Mondo” (conosciuta per “L’odore del sesso”), un album apprezzato solo da quelli giusti, quelli che si sono guardati sapendo perfettamente cosa stava succedendo su quel prato quando Fede Poggipollini ha accarezzato la sua chitarra e Luciano ha detto solo “Guarda meglio sono qua”. La Storia. S maiuscola, perché quella sera lì è finita negli annali.

Ed era solo un segno, uno dei tanti, che l’avrebbe rifatto, un album così. Perché da quando aveva stupito tutti (tutti=me e Michele: il mio personale concetto di “tutti”, nda) dividendo “Kay è stata qui” da “Sulla mia strada” con il filo sottile di uno strumentale “Qualcuno ha visto per caso il mio cane blu elettrico monofase” erano appena passati anni 13, ovvero mesi 156. E se scegli di suonare quel singolo lì, che singolo non è mai stato, nella tua intimissima woodstock nordestina, allora vuol dire che tutto era già scritto. Che avevi deciso di regalarci ancora una perla come Miss Mondo: un album poco commerciale, poco piacione, con i singoli che vanno in radio che sono certamente i meno belli. Perché chi vuole sentirsi le cose giuste deve andarsele a cercare, come una iena ridens allo zoo.

Il parallelo Mondovisione/Miss Mondo ve lo faranno in pochi. Non c’è niente di musicale, niente di tecnico, niente di scientifico: sensazioni, suggestioni, parole che si intrecciano.  Eppure è la cosa più bella che Liga abbia fatto negli ultimi dieci anni: e merita di essere ascoltata tutta, perché non c’è una canzone che non racconti qualcosa degli altri album, è tutto un sequel, come fosse il volume 2 di Radiofreccia. E chi non si ritrova in questo viaggio o si è perso le tappe precedenti o gira senza navigatore. Niente di male, in entrambi i casi, è un problema rimediabile.

Ma torniamo a “Mondovisione”. Le canzoni sono 14, di cui due intermezzi strumentali (“Capo Spartivento” e “Il suono, il brutto e il cattivo”), la dolcissima “La neve se ne frega” (anche in versione libro, che ve lo dico a fare) e la chiusura con “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”. Nota a margine: Miss Mondo salutava tutti con “La porta dei sogni”. E adesso fate voi.

Ad aver determinato il più alto tasso di citazioni incrociate è comunque la numero 2.  “Siamo chi siamo” è Ligabue elevato ad una potenza a vostra scelta: è “Sulla mia strada” ma più raffinato; “Tra palco e realtà” ma meditato. Manifesto di questi anni in cui avremo voluto “partire senza posti in cui andare” e ci siamo ritrovati sempre “qui come eravamo”.

Al prossimo concerto, quando dal palco ci dirà “conosco una ragazza di Torino” noi capiremo tutto, subito, come quella sera a Cividale. E giureremo, come Walter il Mago, di conoscere “una ragazza di Salerno”, una di quelle che “non abbassa mai lo sguardo”. Perché “Siamo chi siamo” l’ha scritta per noi. O almeno credo.